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Categoria: SCIENZA Page 1 of 4

Esplorazione di Marte: Dispositivo che converte Co2 in molecole organiche

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Esplorazione di Marte: Le nuove tecnologie spaziali ci hanno permesso di guardare sempre di più oltre il nostro orizzonte. Tra il 2024 e il 2030, potrebbe partire la prima spedizione umana verso il pianeta rosso. Dispositivi che convertono Co2 in ossigeno darebbero un aiuto fondamentale

Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare. Più piccolo della Terra ma più grande di Mercurio, è definito il “Pianeta rosso”. Questo per via del suo colore caratteristico causato dalla grande quantità di ossido di ferro che lo ricopre. Essendo il pianeta a noi più vicino, l’esplorazione di Marte fornirebbe grandi indizi sulla vita extraterrestre e l’origine dei pianeti.

Ad occhio nudo, Marte appare solitamente di colore giallo. Può apparire, però, anche di color arancione o rossastro. Presenta un magnitudo apparente di +1,8 e, alla grande “opposizione” (opposizione perielica), raggiunge -2,9.

Dispositivo convertitore:

Come dicevo primo, la NASA e altre compagnie intendono lanciare la prima missioni umana su Marte. La missione era prevista per il 2024, tuttavia questa non è più una certezza. Potrebbe partire anche nel 2030.

Come poter colonizzare Marte ma, soprattutto, renderlo un posto abitabile ?

In realtà, visto che Marte rientra nel confine della “frost line” (se ne parla qui: https://www.futurepaper.it/buchi-neri/), si presume fosse stato abitabile. Fino a circa 200/300 milioni di anni fa, infatti, si ritiene che la sua superficie presentasse dei mari.

Un sistema definito“ibrido” il quale si serve sia di batteri che di nanofili per utilizzare l’energia della luce solare per trasformare l’anidride carbonica dell’acqua in mattoni per le molecole organiche. è stato sviluppato dal gruppo di chimici dell’Università di Berkeley e del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab). I nanofili sono sottilissimi fili di silicio che hanno un diametro di circa 1/100 di quello di un capello umano.

Considerando che su Marte il 96% dell’atmosfera è fatta di anidride carbonica, l’unica cosa di cui questi nanofili di silicio, utilizzati come semiconduttori, hanno bisogno è l’acqua e l’energia solare oltre ai batteri che invece potrebbero essere facilmente trasportati dalla Terra.

A quel punto si può cominciare a fare della chimica utile, come lascia intendere Peidong Yang, professore di chimica e uno degli autori dello studio: “Per una missione nello spazio profondo, ti preoccupi del peso del carico utile e i sistemi biologici hanno il vantaggio di auto-riprodursi: non è necessario inviare molto. Ecco perché la nostra versione bioibrida è molto interessante”.

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Sistema Solare: Potrebbe aver avuto due soli

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-Sistema Solare: Secondo alcune recenti rivelazioni, all’inizio della sua vita il Sistema Solare potrebbe aver avuto due Soli-

Per quanto riguarda le origini del Sistema Solare e degli altri pianeti, non conosciamo ancora molto. Sappiamo che il Sole si sarebbe formato dal collasso gravitazionale di una nebulosa che, causato dall’energia di una supernova vicina, avrebbe portato la creazione di una protostella.

Ma se il nostro Sistema stellare avesse avuto due Soli ?

Se il nostro Sistema Solare avesse avuto due Soli sarebbe sicuramente molto interessante e, inoltre, spiegherebbe anche diverse cose: ad esempio l’esistenza di Niburi, noto come “PlanetX“.

L’articolo è stato pubblicato su Astrophysical Journal Letters. Secondo la ricerca, il compagno del Sole si sarebbe trovato a 1.000 UA di distanza. “I modelli precedenti hanno avuto difficoltà a produrre il rapporto atteso tra gli oggetti del disco sparsi e oggetti esterni della Nuvola di Oort“, ha dichiarato Amir Siraj del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Harvard, che ha condotto lo studio insieme all’astrofisico Avi Loeb.

Questo ci aiuterebbe notevolmente a comprendere le origini del Sistema Solare. E non solo. Ci aiuterebbe a capire anche le origini del nostro pianeta.

Gli oggetti esterni della nube di Oort potrebbero aver svolto un ruolo importante nella storia del nostro pianeta, come la possibile consegna di acqua alla Terra e la causa dell’estinzione dei dinosauri. Capire le loro origini è importante“, aggiunge Siraj. “Il nostro nuovo modello prevede che dovrebbero esserci più oggetti con un orientamento orbitale simile al Pianeta Nove“, comclude. Qui l’articolo sul pianeta nove.

Dov’è ora il compagno del Sole?

Potrebbe essere ovunque. Al momento della formazione completa del Sole, egli è stato come “cacciato” attraverso la loro influenza gravitazionale. Prima della perdita del compagno, però, il Sole sarebbe riuscito a catturare la Nube di Ort.

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Mercurio: Tutto sul “messaggero degli dei”

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-Mercurio è il primo pianeta del Sistema Solare ad una distanza di circa 57 milioni di chilometri. Non presenta un’atmosfera, è molto simile alla Luna e non adatto alla vita-

INTRODUZIONE:

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole. Il nostro Sistema Solare contiene ufficialmente 9 corpi celesti (di cui Plutone declassato nel 2006 a pianeta nano). Mercurio è molto piccolo. Ha un diametro di 4.878 km (appena il 40 % di quello terrestre) e una circonferenza di 15.329 km. Ha un’estensione superficiale di 74.800.000. 

Tutti i dati di conformazione a confronto con la Terra:

  • Diametro: 4.878 km-12.756 km;
  • Circonferenza: 15.329 km-40.075 km;
  • Estensione superficiale: 74.800.000 km-510.072.000 km;

Moto di rotazione e rivoluzione:

Mercurio è il pianeta con il periodo di rivoluzione (passaggio intorno alla stella) minore. Questo perché è il più vicino. Proprio per questo, Mercurio fu soprannominato anche Hermes che significa “messaggero degli dei”. Il pianeta ha un periodo di rivoluzione di 88 giorni e viaggia alla sorprendente velocità di 50 km/s. In 365 giorni Mercurio ha appena compiuta quattro passaggi attorno al Sole. Inizialmente si credeva che il moto di rotazione (sul proprio asse) fosse identico al periodo di rivoluzione. Tuttavia non fu così perché la parte “oscurata” si rivelò troppo calda per essere perennemente all’ombra. Quindi, gli scienziati ricalcolarono il suo moto di rotazione arrivando così a 59 giorni.

Assenza o presenza dell’atmosfera ?

Ci sono alcuni studi contrastanti. Sta di fatto che Mercurio non presenta un’atmosfera. All’arrivo di Mariner 10, la prima sonda inviata su Mercurio, si scoprì la presenza di elio, idrogeno e ossigeno. Vista la tenue presenza di elementi, gli scienziati parlano di esosfera. L’esosfera è l’ultimo strato dell’atmosfera terrestre in cui ioni e molecole sfuggono alla gravità del corpo. Nonostante ciò, essendo vicino al Sole, Mercurio riesce ad “acchiappare” gli ioni dei venti solari. Questo porta la sua esosfera a rifornirsi periodicamente.

La prima esplorazione di Mariner 10 e cronologia storica:

Immagine di Mariner 10

La sonda Mariner 10 fu lanciata nel novembre del 1973. Prima di allora fu sempre difficile osservare Mercurio per la sua vicinanza al Sole. Tuttavia alcune figure molto importanti riuscirono comunque ad osservarlo.

Venne osservato per la prima volta in assoluto nella tarda età classica. Nel 385 a.C. l’astronomo greco Eraclide affermò che Mercurio compie la sua rivoluzione attorno al Sole. Nel 1610, invece, nonostante l’accecante Sole, Mercurio venne osservato direttamente con il telescopio da Galileo Galilei.

Il francese Pierre Gassendi riesce ad osservarne il transito davanti al Sole, nel 1631.

Vista la sua estrema vicinanza alla nostra Stella, è bene osservare Mercurio poco prima dell’alba o appena dopo il crepuscolo.

La missione Mariner 10, fu una rivoluzione. Spedire razzi al di fuori dell’orbita terrestre era ritenuta un’impresa per quegli anni. Perciò, si utilizzò la tecnica della fionda gravitazionale. Venne sfruttata l’orbita di Venere per scagliare la sonda contro Mercurio.

Il risultato della spedizione, fu la scoperta di un campo magnetico. Ciò potrebbe indicare che il pianeta ha un nucleo metallico ancora liquido.

Missione Messenger:

La missione Messenger della NASA partì il 3 agosto del 2004. Nel 2011 è entrata nell’orbita ermeocentrica. Scopo della missione fu quello di studiare la superficie di Mercurio.  La missione primaria durò un anno terrestre, ma tale limite è stato ampiamente superato per una durata complessiva di oltre 4 anni, concludendosi il 30 aprile del 2015 con lo schianto programmato sulla superficie di Mercurio. Messenger è stata la prima sonda a tornare su Mercurio 35 anni dopo la sonda Mariner 10, l’ultima ad aver studiato il pianeta nel 1975. La sonda MESSENGER presentava moltissimi miglioramenti nella scansione della superficie ed effettuò per la prima volta una ripresa completa del pianeta mentre Mariner 10 riuscì ad osservare solo un emisfero.

BepiColombo:

BepiColombo è una missione dell’Agenzia Spaziale Europea(ESA) in collaborazione con  Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA). Alla preparazione per il lancio, hanno partecipato anche alcuni scienziati italiani. la missione è stata lanciata il 20 ottobre 2018 alle 01:45 UTC con un Ariane 5 dal Centre spatial guyanais a Kourou, nella Guyana francese.

Come si opererà:

Lo Scopo della missione è quello di studiare la composizione, la geofisica e la magnetosfera (ad oggi ancora sconosciuta). La missione è stata dedicata a Giuseppe Colombo, detto Bepi (1920 – 1984), eminente matematico, fisico, astronomo e ingegnere padovano, nonché rinomato professore dell’Università degli Studi di Padova, il quale scoprì l’accoppiamento tra rotazione e rivoluzione di Mercurio contribuendo allo sviluppo della sonda Mariner 10. La missione è basata su due sonde distinte, il Mercury Planetary Orbiter (MPO), che trasporterà gli strumenti destinati allo studio della superficie, esosfera e della composizione interna del pianeta, e il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO), che trasporterà gli strumenti dedicati allo studio della magnetosfera del pianeta.

Buchi neri: attorno a loro i “blanet”, nuova specie di pianeti

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-Buchi neri: Lo studio è davvero interessante. Secondo Una nuova ricerca giapponese, i buchi neri potrebbero possedere pianeti in orbita

Quando si parla di buchi neri, è molto facile pensare a qualcosa che risucchi tutto. Questo è vero, perché i buchi neri sono in grado di risucchiare tutto, persino la luce. Ma, secondo l’ultimo studio, non sempre è così.

La ricerca:

La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro guidato da Keiichi Wada dell’Università di Kagoshima in Giappone. Secondo lo studio, i “blanet” sarebbero una nuova classe di pianeti. Pianeti, che possono formarsi attorno ai buchi neri super massicci (SMBH) nel centro della galassia. Qui, gli autori Keiichi Wada , Yusuke Tsukamoto , Eiichiro Kokubo dicono: << studiamo più dettagliatamente i processi di coagulazione della polvere e le condizioni fisiche della formazione di blanet al di fuori della linea nevosa ( rs n o w~ parecchi parsecs), in particolare considerando l’effetto dell’avanzamento radiale degli aggregati di polvere. Abbiamo scoperto che il viscoso α parametro nel turbolento disco circumnucleare dovrebbe essere inferiore a 0,04, per impedire la distruzione degli aggregati a causa di collisioni >>.

I blanet:

La formazione dei blanet non sarebbe diversa da quella dei pianeti attorno alle rispettive stelle. Gas e polveri, iniziano a fondersi a causa delle forze elettrostatiche. Alla formazione di granuli abbastanza grandi, essi iniziano ad attirarsi a vicenda dando origine ai planetesimi. E così via.

Cosa cambia, però.

ben poco, ma gli scienziati hanno scoperto che ad una particolare distanza dal buco nero super massiccio, la formazione potrebbe essere favorita dalla velocità del disco di accrescimento. La velocità del disco, inoltre, impedisce ai corpi di “sfuggire” dall’orbita.

Anche se non è stato ancora provato, oltre la frost line (vedi), ci sarebbero le condizioni ideali alla formazione di corpi celesti.

Attorno a un buco nero supermassiccio, con una massa di circa un milione di masse solari, i blanet oltre la frost line potrebbero formarsi in 70-80 milioni di anni. Avrebbero inoltre massa da 20 a 3000 superiori a quelle della Terra.

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Universo Primordiale: trovate tracce ai confini della nostra galassia

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-Una vera e propria reliquia dell’Universo Primordiale è stata trovata ai bordi della Via Lattea, nella costellazione della Fenice-

costellazione della Fenice, fonte: Wikipedia

Nella costellazione della Fenice, gli scienziati hanno fatto un’interessante scoperta. Un ammasso globulare, ovvero un “flusso stellare” composto da una catena che si estende per formare una forma perlopiù sferica.

(Ammassi globulari su Wikipedia: clicca qui)

La scoperta:

La scoperta è stata fatta presso l’Osservatorio Lowell in Arizona. I flussi stellare sono generalmente simili fra di loro. Questa volta, però, gli studiosi hanno assistito a qualcosa mai vista prima.  la sua metallicità è di molto inferiore al valore limite minimo osservato. L’astronomo Kyler Kuehn dell’Osservatorio Lowell in Arizona, ha così commentato i risultati: “È quasi come trovare qualcuno con DNA che non corrisponda a nessun altro, vivo o morto“.

Ciò costituisce un particolare importante. Gli ammassi globulari osservati, generalmente, presentano una composizione chimica molto simile. I corpi celesti studiati al loro interno, infatti, sono arricchiti con elementi chimici “più pesanti” che sono più massicci dell’idrogeno e dell’elio.

Secondo gli esperti può rappresentare un sopravvissuto dall’Universo Primordiale:

Secondo gli scienziati, questo ammasso globulare sarebbe un esemplare dell’Universo Primordiale. Una possibile spiegazione è che il flusso rappresenti l’ultimo del suo genere, il residuo di una popolazione di ammassi globulari nati in ambienti radicalmente diversi da quelli che vediamo oggi“, sostiene l’astronomo Ting Li dei Carnegie Observatories. Al momento, questa è l’unica struttura di questo genere ad essere stata scoperta nell’intero Universo.

Studio completo: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2483-6

Approfondimento: Universo Primordiale

Secondo le teorie oggi più accreditate, la storia dell’Universo ha inizio con il Big Bang. La teoria è stata supportata  dallo scienziato Georges Lemaître, successivamente supportata e sviluppata da George Gamow. La teoria del Big Bang può essere speigata così: “Secondo tale teoria l’universo, durante la sua nascita, da un punto di infinita densità si sarebbe espanso autogenerandosi”. Una prova a sostegno dell’Universo Primordiale è la radiazione cosmica di fondo (in questo articolo se ne parla).

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Perseverance: Al via la nuova missione su Marte

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-Dopo Curiosity e altre importanti missioni, anche il rover Perseverance, con il suo drone Ingenuity, si prepara ad approdare su Marte-

La progettazione della missione è stata un lavoro complesso. La progettazione del drone Ingenuity è cominciata nel 2014 e terminata solo nel 2019, quando le simulazioni hanno permesso di dire se potesse volare su Marte o meno.

La missione:

Dopo anni di test, anche questa missione è partita.  Il lanciatore a due stadi Atlas V-541 ha portato nello spazio il rover Perseverance che si occuperà di fotografare in HD e in 3D. Rispetto alle precedenti missioni, però, le tecnologie che il rover porta in “grembo” sono nettamente avanzate. Le fotocamere, infatti, avranno sensori molto precisi e leggeri che permettano una risoluzione accurata di panorami mozzafiato.

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Immagine riproduttiva delle caratteristiche del rover Perseverance. Fonte immagine: Focus

«Rispetto a Curiosity, il set di fotocamere della missione 2020 produrrà un maggior numero di immagini a colori e, soprattutto, di immagini in 3D», commenta Jim Bell (Arizona State University), responsabile della dotazione fotografica. Egli ha inoltre affermato quanto la qualità fotografica sia utile anche per studiare la geologia del pianeta.

La missione rappresenta una grande novità:

Questa missione è molto importante anche per il ruolo di Ingenuity. Si tratta della prima volta, infatti, che un drone telecomandato voli su Marte.

Cosa ostacolerà il volo ?

Un grande ostacolo è rappresentato dall’atmosfera marziana. Per prima cosa la sottile atmosfera del pianeta rende difficile ottenere la portanza corretta, cioè, essendo un elicottero, la capacità delle pale di mantenere in aria l’apparecchio. Inoltre poiché l’atmosfera del pianeta rosso è circa il 99% meno densa di quella terrestre il veicolo dovrà essere molto leggero e le sue pale dovrebbero ruotare molto più velocemente rispetto alla Terra. Un altro problema sarà rappresentato dal freddo. Il quarto pianeta del sistema solare è molto più freddo rispetto alla nostra Terra. La temperatura superficiale media è di -63°. C’è poi il freddo: Ingenuity volerà nel cratere Jezero, dove atterrerà Perseverance e dove le temperature notturne possono arrivare a -90 °C – e questo porta molto vicino al limite la resistenza del sistema di bordo. Infine, non è possibile comandare a distanza il drone con un joystick per via del ritardo nelle comunicazioni tra Marte e la Terra, che può essere di vari minuti.

Proprio per questo, i ricercatori hanno inventato un software a bordo con un piano di volo.

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Mircroplastiche nel Cryptopygus antarcticus: Antartide

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-Scoperte recentemente microplastiche in animaletti che vivono in Antartide-

La ricerca proviene dall’University College di Dublino. In collaborazione con l’istituto universitario di Siena.  King George Island, a ben 120 km dalla punta Nord dell’Antartide rappresenta una vera e propria “lastra di ghiaccio”. Qui è stato trovato addirittura del polistirolo. In particolare all’interno del comune collembolo Cryptopygus antarcticus”. 

Tancredi Caruso, professore alla School of Biology and Environmental Science dell’University College Dublin, ha così esordito: “se le microplastiche riescono a entrare nella rete alimentare qui, possono farlo in ogni luogo del pianeta”.

Con un completamente italiano, il ricercatore ha guidato l’analisi della rete alimentare del suolo di King George Island, concludendo che le microplastiche stanno diventando parte integrante di quelle comunità di organismi viventi nel terreno. Quindi, ne condiziona la vita.

STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA:

Lo studio, così si va a concentrale sul Cryptopygus antarcticus (simile al collembo). Anche con Elisa Bergami e ilaria Corsi, si giunge alla conclusione che è un animaletto fondamentale nella rete alimentare del suolo antartico. Quindi, ovviamente, la comparsa di plastica anche in questa zona non fa che inquinare. Compromettendo la catena alimentare.

ANIMALI CRESCIUTI SU SCHIUMA DI POLIESTERE:

I dati raccolti hanno portato alla luce un evento scandaloso. Alcuni animali, sono cresciuti sulla schiuma del poliestere. Questo, con il passare del tempo, ha portato la formazione di colonie. Nonostante la notizia drammatica, non tutto è da vedere con occhi negativi. Gli scienziati, hanno anche dimostrato la capacità del Cryptopygus antarcticus di ingerire plastica.

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2019SU3: L’ASTEROIDE RISCHIA DI IMPATTARE CON NOI NEI PROSSIMI DECENNI

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Un asteroide da poco scoperto quale 2019SU3, rischia di impattare con il nostro pianeta nel 2084, più precisamente tra il 16 e il 21 del mese di settembre. Nel peggiore degli scenari, le probabilità di collisione stimate dagli scienziati sono di 1 su 147.

Le misurazioni dell’asteroide, sono ancora in atto, tuttavia: la situazione potrebbe cambiare drasticamente nell’arco dei prossimi 65 anni. 2019SU3 potrebbe infatti essere influenzato dalla forza gravitazionale dei pianeti del nostro Sistema Solare,  ed essere spinto a collidere con la Terra, oppure a prendere il largo. Al momento si ritiene che transiterà a una velocità superiore ai 380mila chilometri orari a poco più di 100mila chilometri di distanza dal nostro pianeta; tenendo presente che la Luna dista in media 384mila chilometri dalla Terra, si tratta davvero di un’inezia in termini puramente astronomici.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha inserito 2019SU3 nella “Risk List” degli asteroidi che potrebbero collidere con la superficie terrestre, e al momento occupa il quarto posto nella classifica dei rischi. Fortunatamente non si tratta di un colosso in grado di innescare fenomeni di estinzione di massa, come il famigerato “chixulub” di oltre 10 chilometri di diametro che 66 milioni di anni fa spazzò via dinosauri non aviani e altri gruppi di animali. Il diametro stimato del sasso spaziale è infatti di “soli” 14 metri, dunque è poco più grande di un autobus. Ciò significa che impattando con l’atmosfera terrestre potrebbe esplodere generando frammenti più piccoli, benché molto dipenda dalla composizione (un asteroide ferroso è decisamente più resistente di uno roccioso).

I frammenti di questo asteroide, qualora non riuscissero a sgretolarsi, potrebbero comportare danni sul nostro pianeta quasi catastrofici. Importantissimo, sarà dunque tenere particolarmente d’occhio la situazione, osservandone e studiandone le future evoluzioni.

MARTE: NUOVI INDIZI DI VITA FOSSILE

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-Sono state rinvenute nuove tracce fossili si vita su Marte-

Un fossile è una “traccia organica” che rimane di un organismo. Il suo studio è importante per due ragioni: ci aiuta a capire l’evoluzione degli esseri viventi e a ricostruirne il passato.

Fonte immagine: NASA, focus.
Si trovano nei depositi fluvio-lacustri di Vera Rubin Ridge, il cui ambiente deposizionale è stato precedentemente riconosciuto come abitabile. 
La morfologia, le dimensioni e la topologia delle strutture sono ancora sconosciute e la loro biogenicità rimane non testata.

Nel caso di vita extraterrestre, i fossili sono altrettanto importanti. In foto vengono mostrati dei “bastoncini” dalle dimensioni millimetriche. Potrebbe trattarsi di resti fossili di vita su Marte, affermano 4 scienziati di cui 2 italiani. Se fosse vero, si tratterebbe di qualcosa di rivoluzionario. la ricerca è stata pubblicata anche su Geosciences (https://www.mdpi.com/2076-3263/10/2/39).

Le foto sono state scattate da Curiosity, il rover più famoso della Nasa atterrato su Marte. Lo studio si è cimentato sulle rocce di natura fluviale, le quali, possono contenere microrganismi adatti alla vita. In questo caso ci riferiamo ad organismi anaerobi. Si trovano nella regione marziana chiamata Vera Rubin Ridge, all’interno del cratere Gale, dove si trova il rover. Secondo la maggior parte degli scienziati, fino a circa 3 miliardi di anni fa, tutta l’area del cratere era immersa nell’acqua, formando un grande lago, all’interno del quale potrebbe essersi sviluppata la vita.

IMMAGINI E DIVERGENZE SCIENTIFICHE

Tra le immagini di Curiosity, i ricercatori – Andrea Baucon e Roberto Cabella dell’Università di Genova, Carlos Neto de Carvalho dell’Università di Lisbona e Fabrizio Felletti dell’Università di Milano- hanno selezionato quelle più interessanti. Potrebbe trattarsi di icnofossili, ovvero impronte lasciate da essere viventi nel suolo.

N.B. Essendoci stato un lago, alcuni scienziati ritengono si tratti di cristalli formati in seguito alla sua evaporazione.

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LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS: STORIA E DIVERGENZE

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-La legalizzazione della cannabis è un tema importante : porterebbe guadagni sostanziosi alle casse dello Stato-

La legalizzazione della cannabis è un tema di interessamento comune. Tutte le forze politiche hanno attraversato un dibattito. Oltre 1700, gli emendamenti portati alla camera.

Ma prima di tutto: Cos’è la cannabis ?

La cannabis è una pianta appartenente alla famiglia delle Cannabaceae (angiosperme) di altezza compresa tra 1,5 e 6 m. Ha origine in Asia Centrale ed era etichettata fra gli Hindu come “bhanga“. Successivamente si è diffusa nel resto del Mondo. Alcune risoluzioni scientifiche, però, ritengono fosse arrivata in America prima di Colombo in quanto furono trovati residui di cannabis nei resti del mummie in Perù (1500 Ca.).

In passato la coltivazione agricola della canapa era molto diffusa nelle zone medio-europee, per la sua facilità a crescere anche su terreni difficili da coltivare con altre specie di piante (terreni sabbiosi e zone paludose nelle pianure dei fiumi), e per la grande quantità di prodotti che se ne ricavavano: soprattutto fibre tessili, carta e corde dai fusti, olio dalla spremitura dei semi, e mangime e altri prodotti commestibili per il bestiame produttivo dalle foglie e dai semi. Durante i secoli del trionfo della vela e delle conquiste marittime europee la domanda di tele e cordami assicurò la straordinaria ricchezza dei comprensori la cui fertilità assicurava le canape di qualità migliori per l’armamento navale.

La cannabis proibita nel commercio :

Negli anni trenta la tecnologia eco-sostenibile della canapa appariva quindi in grado di fornire materie prime a numerosi settori dell’industria. D’altronde, in quegli anni il magnate dell’automobile Henry Ford costruì un prototipo di automobile (la cosiddetta Ford Hemp Body Car) in cui una parte della carrozzeria era realizzata in fibra di canapa rendendo così l’auto molto più leggera della media delle auto allora diffuse. Per motivi estremamente commerciali, quindi, la cannabis venne dichiarata illegale per la prima volta nel 1936 negli Stati Uniti con la  “Marijuana Tax Act“, a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt .

Pian piano, ogni paese adottò la sua linea di pensiero. In Italia è legale solo a scopi terapeutici (per maggiori informazioni sulla storia della cannabis, consunta https://it.wikipedia.org/wiki/Cannabis .

Cannabis ligth: Consiglio Superiore della Sanità ha riaperto il dibattito sulle infiorescenze della canapa con Thc inferiore allo 0,6%.

  • La cannabis light è una branca della marijuana che si ottiene dalle infiorescenze ‘femminili’ della ‘canapa sativa’.
  • È composta da un basso contenuto di THC e da un’alta percentuale di CBD.
  • Non ha effetti stupefacenti. Il suo principio attivo, comune alla marijuana, è compreso tra 0,2-0,6 %. Valori troppo bassi per produrre effetti stupefacenti.
  • Può essere utilizzata per scopi terapeutici. Il CBD (cannabidiolo) ha effetti rilassanti e sedativi in una quantità compresa fra l’8 e il 15 %.

DIBATTITO POLITICO E SONDAGGI IPSOS:

Secondo alcuni sondaggi ipsos, il 73 % degli italiani sarebbe favorevole alla legalizzazione della cannabis. Attualmente sono state fatte alcune proposte di legge che riguardano la legalizzazione. Secondo alcune, i maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso personale. 15 grammi in casa e 5 grammi all’esterno. Divieto assoluto per i minorenni. Importanti saranno anche i cannabis Social Club: agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri). La vendita sarà limitata.

l sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, fra i responsabili dell’intergruppo parlamentare ‘cannabislegale’: «Il nostro obiettivo è proprio quello di legalizzare nel modo migliore possibile, valutando in modo pragmatico e non ideologico tutti gli aspetti della questione». Contro, Maurizio Gasparri (FI): «Gli invierò i testi di Paolo Borsellino e di Nicola Gratteri che spiegano perché si debba essere contrari alla legalizzazione della cannabis. Cantone dimostra incompetenza e irresponsabilità. Il tema comunque divide gli schieramenti politici: il progetto di legge è firmato da esponenti Pd, M5s, Sel, Misto ma anche Fi e Scelta Civica. Nessuno sostegno al momento dalla Lega.

La cannabis può costituire un forte incremento per le casse statali. Non presenta, in quantità prescritte, nessun pericolo alla vita e per questo insistiamo, affinché venga legalizzata.

LINK ESTERNI:

Maggiori informazioni sulle proprietà: https://www.lapresse.it/cronaca/composizione_effetti_e_regole_tutto_quello_che_c_e_da_sapere_sulla_cannabis_light-80389/news/2018-06-22/

Maggiori informaioni sulla politica e dibattito:

https://www.legalizziamo.it/legalizzazione-della-cannabis-punto/

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