Esplorazione di Marte: Le nuove tecnologie spaziali ci hanno permesso di guardare sempre di più oltre il nostro orizzonte. Tra il 2024 e il 2030, potrebbe partire la prima spedizione umana verso il pianeta rosso. Dispositivi che convertono Co2 in ossigeno darebbero un aiuto fondamentale

Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare. Più piccolo della Terra ma più grande di Mercurio, è definito il “Pianeta rosso”. Questo per via del suo colore caratteristico causato dalla grande quantità di ossido di ferro che lo ricopre. Essendo il pianeta a noi più vicino, l’esplorazione di Marte fornirebbe grandi indizi sulla vita extraterrestre e l’origine dei pianeti.

Ad occhio nudo, Marte appare solitamente di colore giallo. Può apparire, però, anche di color arancione o rossastro. Presenta un magnitudo apparente di +1,8 e, alla grande “opposizione” (opposizione perielica), raggiunge -2,9.

Dispositivo convertitore:

Come dicevo primo, la NASA e altre compagnie intendono lanciare la prima missioni umana su Marte. La missione era prevista per il 2024, tuttavia questa non è più una certezza. Potrebbe partire anche nel 2030.

Come poter colonizzare Marte ma, soprattutto, renderlo un posto abitabile ?

In realtà, visto che Marte rientra nel confine della “frost line” (se ne parla qui: https://www.futurepaper.it/buchi-neri/), si presume fosse stato abitabile. Fino a circa 200/300 milioni di anni fa, infatti, si ritiene che la sua superficie presentasse dei mari.

Un sistema definito“ibrido” il quale si serve sia di batteri che di nanofili per utilizzare l’energia della luce solare per trasformare l’anidride carbonica dell’acqua in mattoni per le molecole organiche. è stato sviluppato dal gruppo di chimici dell’Università di Berkeley e del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab). I nanofili sono sottilissimi fili di silicio che hanno un diametro di circa 1/100 di quello di un capello umano.

Considerando che su Marte il 96% dell’atmosfera è fatta di anidride carbonica, l’unica cosa di cui questi nanofili di silicio, utilizzati come semiconduttori, hanno bisogno è l’acqua e l’energia solare oltre ai batteri che invece potrebbero essere facilmente trasportati dalla Terra.

A quel punto si può cominciare a fare della chimica utile, come lascia intendere Peidong Yang, professore di chimica e uno degli autori dello studio: “Per una missione nello spazio profondo, ti preoccupi del peso del carico utile e i sistemi biologici hanno il vantaggio di auto-riprodursi: non è necessario inviare molto. Ecco perché la nostra versione bioibrida è molto interessante”.

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