Luca Zaia, finito nel mirino dei social per i nuovi focolai in Veneto, scarica su Conte-

Già da qualche giorno in Veneto la diffusione del Covid-19 è nuovamente in aumento. In particolar modo, il focolaio nel vicentino scoppiato dopo il viaggio di lavoro in Serbia del manager che ha poi rifiutato le cure. Zaia, era particolarmente furioso per questo. Vedi qui: https://www.futurepaper.it/coronavirus-aumentano-nuovamente-i-casi-in-veneto/.

Zaia passa al contrattacco in un’intervista a La Stampa, in cui esordisce sottolineando come “oltre al virus c’è un vulnus legislativo. Chi scappa dalla quarantena o rifiuta il ricovero non paga più, o non abbastanza”. Quindi, secondo Zaia, è anche colpa del governo per quel che è successo.

Continua, dopo l’ultimo decreto chi scappa dalla quarantena non commette più un reato. Visto che non siamo tutti disciplinati come giapponesi e che aleggia sul Covid una certa aria complottista e negazionista, chiedo che il Governo si dia una mossa.

La regione però ha anche una propria autonomia:

  • Art. 123 della Costituzione italiana :

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

APPROVAZIONE:

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi”.