Senza interventi correttivi,ci saranno perdite per 120 miliardi di euro e nel 2020 in Italia la produzione calerà fino allo 0,5%.

In Italia l’anno prossimo, l’erosione dei suoli potrebbe provocare un abbassamento della produzione di oltre lo 0,5% con perdite milionarie al momento difficili da quantificare. Temperature più alte (soprattutto minime più elevate durante la stagione invernale) e siccità, possono aumentare le infestazioni da parassiti come la mosca dell’ulivo. Portando a una riduzione della produzione di olive. E in futuro, senza interventi quantificativi, per l’effetto dei cambiamenti climatici l’Italia potrebbe subire la più grande perdita aggregata di valore dei terreni agricoli d’Europa. Tra 50 a 120 miliardi di euro entro il 2100, una riduzione del 30-60% rispetto al valore nelle attuali condizioni climatiche.

L’impatto socio-economico dell’innalzamento delle temperature sull’agricoltura europea è descritto nel rapporto dell’Agenzia Europea per l’ambiente (Eea), il quale viene pubblicato nei giorni scorsi. Lo studio mostra anche altri scenari tra cui il possibile calo dei redditi agricoli entro il 2050, l’aumento della domanda di acqua per l’irrigazione dal 4 al 18% e la svalutazione dei terreni coltivabili fino all’80% nell’Europa meridionale.

Secondo il report i cambiamenti climatici avranno l’impatto più severo nel Sud Europa, con il benessere degli agricoltori più a rischio in Austria, Francia, Romania, Grecia, Spagna e Portogallo. E poi c’è l’Italia dove il prezzo della terra ha superato i 20.000 euro per ettaro, anche se c’è una forte differenziazione territoriale con il Nordest dove si registrano valori sopra i 40.000 euro/ettaro e il Mezzogiorno dove si scende in media tra 8-13.000 euro/ettaro. Senza dimenticare che si raggiungono anche prezzi milionari nelle aree più vocate alla produzione del vino di qualità dal Brunello al Barolo. Per salvaguardare questo patrimonio servono interventi urgenti anche perché come sottolinea Coldiretti negli ultimi dieci anni in Italia gli effetti dei cambiamenti climatici hanno provocato oltre 14 miliardi tra perdite della produzione agricola e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. Ettore Prandini, il presidente dell’organizzazione agricola spiega: «L’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile perché con la chiusura di un’azienda agricola, infatti, insieme alla perdita di posti di lavoro e di reddito viene anche a mancare il ruolo insostituibile di presidio del territorio».

Si vedrà. Quel che è certo è che l’Agenzia Ue sottolinea con grande forza il ruolo delle istituzioni: «L’adattamento ai cambiamenti climatici deve essere una priorità assoluta per il settore agricolo dell’Ue se si vuole migliorare la resilienza a eventi estremi come siccità, ondate di calore e inondazioni». Massimo Gargano, direttore dell’Anbi, invita il nuovo governo italiano a prendere in considerazioni il patrimonio di progetti dei consorzi di bonifica: 592 r interventi irrigui, di cui 144 esecutivi o definitivi, capaci di attivare oltre 11.000 posti di lavoro; per la prevenzione del rischio idrogeologico sono approntati, invece, 3.708 piani, di cui 527 esecutivi o definitivi, in grado di garantire quasi 40.000 occupati.