-Secondo il CRN, il 70% dell’isola rischia la desertificazione. Oltre la metà dell’acqua immessa nella rete idrica viene sprecata in quanto lo stato delle tubature è pessimo-

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) ha affermato che più di metà della Sicilia è a rischio. Anche il resoconto dei dati dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche non è promettente. In generale, il quadro generale è questo: mancano bacini idrici, ci sono sprechi e cade poca acqua. Il tempo di certo non aiuta. Nel mese di Maggio, la media delle precipitazioni è stata di 9,88 millimetri. Quasi 10 litri di acqua su metro quadro di superficie.

Oltre al problema dei bacini idrici, la siccità aggrava ancor di più la situazione. Rimanendo sui numeri di maggio, il deficit idrico nei bacini siciliani risulta essersi aggravato di oltre 16 milioni di metri cubi, passando da – 53,8 milioni di metri cubi a -69,9 rispetto al 2019. 

PERDITE E DISPERSIONE:

La perdita e gli sprechi di acqua non vanno certamente sottovalutati. I dati pubblicati dall’Ispra nel 2019, in riferimento al 2015 sono drastici. Il 50% dell’acqua potabile “si disperde” a causa di “corrosione, giunzioni difettose, deterioramento o rotture delle tubazioni”. Ciò significa fondamentalmente che la metà dei volumi immessi in rete non raggiunge gli utenti finali.

Per quanto possa essere drammatico questo dato, non è il peggiore. In Basilicata, ad esempio, gli sprechi e le perdite raggiungono il 56,2 %. Anche in Sardegna, c’è da preoccuparsi: La “dispersione” raggiunge il 55,6%.

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