Proprio così, il mandato di arresto per 36 cittadini americani e Trump è stato emesso dall’Iran. L’accusa che ha portato alla stesura del mandato è la seguente: Aver ordinato e attuato l’omicidio del generale Quassem Soleimani durante un raid. Soleimani era il capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d’élite dell’esercito della Repubblica islamica, amico degli ayatollah e molto amato anche dalle giovani nuove generazioni. Il fronte riguardava l’impennata dei prezzi del petrolio. I precedenti governatori d’America, in particolare Barack Obama, non avevano mai optato per l’uccisione del generale. Questo si presenta quindi come uno degli atti maggiori della casa Bianca.  Il Leader Supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, ha promesso «una dura rappresaglia». (Proprio per evitare un conflitto, i precedenti governi non avevano mai compiuto un atto di questa portata).

Chi era Quassem Soleimani ?

Nato nel 1957 vicino alla storica città di Rabor, di origini contadine entrò giovanissimo nelle guardie Rivoluzionarie. Tra il concludersi degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta, viene nominato comandante delle forze al Quds. Ebbe un compito molto importante: moderare i rapporti con l’Hezbollah, <<Il partito di dio>> ovvero la parte armata degli sciiti libanesi. Sostenne anche la Siria, in particolare aiutò il regime di Bashar Assad a fronteggiare le rivolte scoppiate nel 2011. Nei mesi precedenti alla sua morte, le forze d’élite di Soleimani avevano partecipato alla distruzione delle raffinerie saudite, ai blitz contro le petroliere in transito nello Stretto di Hormuz e all’assedio dell’ambasciata statunitense a Bagdad. Sopravvissuto ad incidenti aerei nel 2006 e a vari attentati nel 2012, perde la vita nel 2020 a causa dei missili lanciati dalle forze americane sotto ordine di Trump. Sbandiera il presidente su twitter: “Il suo regno di terrore è finito. Non lo abbiamo ucciso per un cambio di regime o per iniziare la guerra. Ma siamo pronti a qualunque risposta sia necessaria. Il futuro dell’Iran appartiene al popolo che vuole la pace, non ai terroristi”.

Ad annunciare il mandato di arresto, è stato il procuratore di Teheran, Alghasi Mehr, citato dall’agenzia iraniana Fars. Egli chiederà nei prossimi giorni all’Interpol di intervenire per l’arresto del capo della Casa Bianca. Questo, certamente, aumenterà le tensioni fra l’Iran e gli Stati Uniti d’America. Nonostante ciò, Il presidente Donald Trump non rischia l’arresto in quanto l’organo internazionale non può intervenire nei confronti delle azioni di un politico.

In qualunque modo, sicuramente le cose in Medio Oriente sono cambiate. Infatti i vertici hanno affermato di “aver cambiato gioco” e non stare più alle condizioni degli Stati Uniti.