STUDIO: Inaf.

FONTE: Inaf, le scienze.

La molecola in questione è la  propargil-immina, ovvero una “specie chimica” coinvolta nella formazione degli amminoacidi. (I mattoni della vita). Un gruppo internazionale di chimici e fisici, fra cui Manuel  Rivilla dell’INAF, è responsabile della scoperta.

Grazie all’efficienza degli esperimenti condotti presso il CAS (Centre for Astrochemical Studies) dell’Istituto per la Fisica extraterrestre Max-Planck a Monaco e grazie anche all’istituto Nazionale di Astrofisica, la molecola è stata identificata. Nello specificò è stata identificata nella nube interstellare G+0.693-0.027. Gli scienziati hanno confermato che questa gioca un ruolo particolare nella formazione degli amminoacidi, quindi nella vita che conosciamo. << Quando una molecola ruota o vibra nel mezzo interstellare emette fotoni a delle frequenze molto precise e questo, confrontando i dati che ricaviamo con i grandi radiotelescopi, ci permette di sapere se una molecola è presente o meno nel mezzo interstellare, e in particolare nelle nubi molecolari che in futuro formeranno nuove stelle e sistemi planetari >>, spiega Víctor M. Rivilla, ricercatore dell’INAF di Firenze. ( Rivilla ha guidato le ricerche astronomiche che hanno confermato la presenza della molecola nella nube). Aggiunge, poi:  “Questa molecola era già lì, nei dati che avevamo ottenuto della nube molecolare  G+0.693-0.027, ma non potevamo sapere che fosse davvero lei perché ci mancava la sua spettroscopia, cioè informazioni precise sulle frequenze a cui emette fotoni. Appena l’abbiamo identificata, grazie alle misure di laboratorio, ci siamo resi conto che, in effetti, la propargil-immina era chiaramente lì: stava solo aspettando che qualcuno la riconoscesse”. Proprio come le impronte digitali, anche le molecole si possono riconoscere in maniera univoca. Grazie alla spettroscopia.

Le ricerche hanno confermato, inoltre, che la propargil-immina è un composto particolarmente instabile. Impossibile da isolare nelle condizioni odierne della nostra atmosfera, la molecola prospera a temperatura molto basse tipiche dello spazio interstellare. Luca Bizzocchi, primo autore dello studio e ricercatore dell’Istituto Max-Planck , sottolinea: «La peculiarità di questa specie chimica è proprio il legame imminico CH=NH, le cui caratteristiche di reattività lo rendono un importante elemento della catena chimica che porta dalle molecole più semplici e abbondanti nello spazio come formaldeide (H2CO) e ammoniaca (NH3), verso specie complesse come gli amminoacidi che sono i mattoni fondamentali della biologia terrestre».

Le immine, infatti, sono coinvoltenellasintesi di Strecker, un processo chimico usato per sintetizzare gli amminoacidi in laboratorio. Queste reazioni si pensa avvengano, in certe condizioni favorevoli, anche in alcuni ambienti extraterrestri, come i mantelli ghiacciati delle polveri interstellari o le superfici degli asteroidi, come  dimostra anche la scoperta della glicina.

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L’immagine di fondo della zona del centro della nostra galassia è stata presa dal telescopio spaziale della Nasa Spitzer, in particolare con la telecamera Irac (Infrared Array Camera) osservando un 8 micron.